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LOTTA CONTRO L'AMIANTO

Cari colleghi, vorrei aprire questo mio intervento con una provocazione chiedendovi

Vi terreste un fungo velenoso in giardino?

Sareste tranquilli con un nido di calabroni dove gioca vostra figlio o se sapeste che il supermercato dove fa la spesa vostra moglie è infestato dalle vipere?

Ecco.

Con l'amianto è lo stesso: è un veleno e un pericolo che ci circonda. Solo che è peggio. Perché non si vede. L'amianto è un veleno che stilla il suo male goccia a goccia e che un caso disgraziato ha voluto invadesse case, uffici e luoghi di lavoro sotto forma di un materiale di costruzione ritenuto, fino agli anni novanta, del tutto innocuo da gran parte della popolazione e della comunità scientifica.

 Rimuoverlo è un imperativo sanitario quanto lo sarebbe bonificare una acquedotto inquinato, ritirare un cibo infetto dal mercato o isolare un'epidemia tra gli animali d'allevamento. Eppure, ancora nel Lazio manca un contributo regionale alla rimozione dell'amianto - e del materiale eternit che lo contiene - da case e strutture pubbliche e private.

Un contributo che dovrebbe esserci per legge ma, prima ancora, per puro buon senso.

Io rimango scosso al vedere come la questione dell'amianto continui a suscitare scarso interesse a livello normativo.

Come se non ci riguardasse da vicino. Ma faccio appello a voi, colleghi, perché apriate gli occhi: l'amianto si trova negli stessi corridoi nei quali camminate ogni giorno. E' di questi giorni, penso di non dirvi una cosa nuova visto il disagio creato in diversi uffici, Che alcune zone di questo edificio sono sottoposte a bonifica dall’amianto .

 Uffici dove era stato istallato come in centinaia di migliaia di altre strutture.

 Ora, cari colleghi, è fuori discussione che l'amianto venga tolto dagli uffici della Regione e lasciato in quelli dei cittadini.

Non è moralmente accettabile. Anche perché non c'è un motivo valido per procrastinare ancora l'intervento.

Non può, infatti, essere una questione di soldi e la giustificazione che non ci sono fondi non la riterrò accettabile.

 I soldi, per questo tipo di  esigenze sanitaria, si devono trovare. Tanto più che si dovrebbero spendere lo stesso per porre rimedio ai danni alla salute che provecherà in futuro l'amianto che oggi non togliamo - mesotelioma pleurico in primis -  con in più la responsabilità di non aver fatto abbastanza per scongiurarli.

Le malattie indotte dall'amianto hanno già fatto vedere di cosa sono capaci, colpendo migliaia e migliaia di persone e letteralmente falcidiando gli operai che lavoravano alla produzione di eternit.

Eternit. Un nome che la dice lunga e che il suo inventore - l'austriaco Ludwig Hatschek - non scelse a caso: significa eterno; da solo non se ne andrà!.

Non solo, ma continueranno i suoi effetti che scaturiscono dalle polveri emesse dal materiale. Finché ci saranno tetti, tubi o coperture in eternit, ci sarà la contaminazione da amianto.

Per questo non è possibile rimanere fermi  e aspettare. Per questo abbiamo bisogno di un'incentivo regionale che aiuti le persone a rimuoverlo e le aziende attrezzate a processarlo secondo i protocolli fissati per legge.

Io, veramente, parlo a voi colleghi con molta umiltà. La politica viene spesso accusata di essere sempre più amministrazione e sempre meno progettualità.

Ma questo non vuol dire che una buona amministrazione non sia e non rimanga alla base dell'agire politico: il tema dell'amianto non è e non può essere oggetto di altra logica che l'interesse e la salute della nostra popolazione, al di fuori di ogni considerazione di partito e schieramento.

 La rimozione dell'amianto,perciò, è, e deve essere, un tema bipartisan; la più elementare delle misure dettate dalla prudenza e dal buon senso. Come tale, deve essere messa in opera senza ulteriore indugio. Nei tempi possibili, con i fondi reperibili attualmente - certo - e nei modi concordati tra tutti. Ma deve essere messa in opera, e con la stessa determinazione con la quale si affronterebbe una nuvola tossica o una partita di cibo avariato perché di questo si tratta: di una minaccia alla salute della gente che, purtroppo, si trova ovunque tra la gente stessa. Oggi, qui, sta a noi fare quanto in nostro potere per allontanarla.





di Antonio Paris il 25/1/2012 alle 15:30 Inserisci commento
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INTERVENTO IN AULA SULLA LEGGE DI BILANCIO 2012

Chiedendo licenza ai tanti che morirono in tempi ben più orribili dei nostri, dico che questo bilancio deve diventare la nostra linea del Piave: oltre non ci si ritira, non ci si può ritirare
 
Con questo bilancio, lacrime e sangue come si ama dire, abbiamo toccato il punto più basso della politica. La politica che è amministrazione e investimento.
Soldi dati ai servizi e all'economia perché generino altri servizi e altra economia.
 
Altri tagli oltre questa manovra e oltre questo bilancio, e la politica non servirà più a nulla.
O diciamo basta ora, o non avremo la possibilità di dirlo mai più.
Basta è una parola che ci vuole coraggio a pronunciare dopo trent'anni di attacchi e delegittimazioni. Ma tant'è. La Polverini l’ha già detta, l’Assessore Cetica l’ha già detta


Per quel che mi riguarda la dirò ovunque mi capiti a  chiunque mi stia ad ascoltare. Basta ai giustizialismi, all'antipolitica, basta a quelli che accusano la casta, a quelli che si riempiono la bocca degli sprechi e dei privilegi


A tutti questi io dico: avete torto.
Mi basterebbe a questo punto dire che condivido e  sottoscrivo  l’intervento  del Presidente Storace ed avrei finito qui. Ma la tradizione vuole un dibattito generale e qualcosa dirò


La casta vera è quella che non compare sui giornali.
E quelli che chiamano sprechi, i soldi pubblici dati ad aziende e servizi, sono in realtà soldi tolti alle banche internazionali e dati all'Italia che lavora. 
Esattamente il contrario di quello che "l'opinione unica" del momento sconsiglia di dire pubblicamente.
Che mi ricoprano di insulti.  Ma avrò la coscienza pulita.
 
Quella che mi viene dall'aver difeso la democrazia. La democrazia italiana, un pò acciaccata forse, ma sempre democrazia e sempre umana.
Un umanità che né i fondi di investimento internazionali né le società di rating possono vantare.
Eppure sono sempre più le ragioni di un'economia di pochi che stanno vincendo sulle ragioni di una politica e di un'economia dei molti.
Da trent'anni, ormai. Perché sono trent'anni che la politica è sotto attacco. Da tangentopoli la si discredita e le si toglie potere davanti alla gente, accusandola poi di non usare quel potere che le si è tolto per difendere le persone da quei poteri non eletti che scalpitano per prenderne il posto e guidare il Paese.
Il nostro Paese è l'Italia, e ogni giorno viene spremuta sotto i nostri occhi dei suoi soldi e delle sue opportunità per pagare i creditori esteri del Debito Pubblico a discapito di operai e pensionati. Di famiglie e imprese. Di gente comune che paga tasse e perde futuro.
Da trent'anni, dicevo, la politica è sotto attacco. E da trent'anni il Paese arranca.
Non è che il Paese abbia bisogno della politica. E' la politica ad essere parte del Paese. La parte che lo difende dall'ingiustizia all'interno e dai profittatori e dalla concorrenza dei così detti partner europei e internazionali all'estero.
Quella politica che si sta legando le mani ogni giorno di più perché non ha il coraggio di dire Basta.
Di dire al Professore  che non ci vuole un genio per capire che spremere la gente, tagliare gli investimenti, deprimere i consumi è un modo per gettare un Paese un tempo prospero in piena recessione e alla recessione siamo arrivati come ci ha ricordato con nonchalance e dopo aver annunciato sacrifici il neo Ministro Passera.
 
Dire che non siamo più disposti ad accettare oltre. Non perché siamo una casta, come dicono molti giornali compiacenti e moltissimi idioti inconsapevoli.
Ma perché abbiamo capito che il compito di Monti e dei tagli che opera è quello di garantire agli speculatori internazionali i loro crediti e la stabilità dell'Euro.

Quando non si risponde al popolo è difficile comprendere a chi si risponde
 
Ecco cosa vuol dire essere un tecnico e non un politico.
E lo dico con una rabbia e un livore che non si limita a quello che sta succedendo, ma tiene contro del lento sgretolamento dei diritti dei cittadini di fronte ai poteri non eletti della finanza e dell'economia.
 
Ma chi l'ha deciso che la Cina doveva entrare nel Wto dieci anni fa? Chi ha deciso che doveva farlo senza passaggi intermedi e a freddo, condannando metà degli equilibri economici del mondo ad essere brutalmente sconvolti? Di questo nostro Paese si dice che è sempre il Sud in difficoltà. Bene, andate a chiederlo agli industriali tessili del Veneto: metà hanno chiuso per la concorrenza cinese che, improvvisamente, ha invaso il mercato. Il loro mercato. Ci vogliono spiegare che nel mercato ciò che succede, succede per necessità. Balle. Menzogne. L'economia internazionale non ha leggi. Ha solo interessi. E bassi per lo più.
 
Ce li vogliono spacciare per necessità, ma sono solo prove di forza: chi ha più muscoli vince. E se la politica non conta e gli Stati sono, di conseguenza, deboli, allora vincono loro e perdono i cittadini. Ma chi lo ha scelto? Non io, non i miei elettori, non i miei concittadini. Non lo ha scelto il caso o la legge di natura. L'hanno scelto degli uomini che hanno approfittato della debolezza della politica e che ci hanno imposto i loro interessi. Uomini che appartengono alla stessa squadra di quelli che stanno in cattedra e ci spiegano che "dobbiamo" fare dei sacrifici. Ma dov'erano questi begli ingegni quando invadevano il mondo di titoli tossici? Quando ci spiegavano di comprare i derivati finanziari che hanno strangolato  migliaia di aziende sane e che tutt'ora vengono proposti alla clientela solo perché sono più redditizi dell'economia reale?

E tutto quello che sanno dirci di fare ora è soffocare ulteriormente quella stessa economia che dà da mangiare a migliaia di persone. Ma si! Altre tasse, altri costi che si mangiano il margine di guadagno.
Nel 2012 il 9% della popolazione sarà disoccupato e nel 91% degli occupati risulteranno anche quei tanti giovani che percepiscono 500 euro al mese, occupati li chiamiamo!!  e stiamo ancora ad ascoltare i governanti tedeschi. Non l''abbiamo deciso noi di negoziare un cambio Euro-lira svantaggioso.
Non abbiamo pressato noi per mantenere il costo del denaro altissimo, e così rendere impossibile  alle aziende di accedere al credito, e trasformare la nostra economia impoverita nel bacino d'esportazioni della Germania, dato che le nostre imprese, senza finanziamenti che permettessero alla loro qualità e creatività di dispiegarsi pienamente, non riuscivano a competere con le loro e a vincere la sfida come avevano sempre fatto prima e via ai licenziamenti…..

Non l'abbiamo deciso noi, eppure è la Merkel che continua a dirci cosa fare ed è Monti che ce lo fà fare. Eppure, un tempo la politica, quando era più forte, non l'avrebbe permesso.
 
Solo ora, che è indebolita, altri cercano di prenderne il posto, per imprimere al Paese la rotta che fa comodo a loro. Bene. A questo siamo giunti. Variamo pure il Bilancio prendendo atto del momento, ma poi, presidente Polverini, basta.
 
Lo dico a Lei, perché so che lo ha già detto e per dirle che la sosteniamo e lo dico ai colleghi dell'opposizione, per scuoterli. Per farli ribellare, anche, ai loro partiti, che con una leggerezza colpevole hanno deciso di abdicare al loro ruolo vent'anni fa, cercando di sfruttare, permettetemi di dirlo, un'onda di marea che si è rivelata la pinna di uno squalo.
 
Perché è da vent'anni, da tempi del dottor sottile, di Prodi, dell'ingresso nella moneta unica, di tangentopoli e Di Pietro, che il centro sinistra fa pubblicamente il tifo per i tecnici, per i giudici in politica, per l'anti-politica che cerca, invano ovviamente, di cavalcare.
 
Era questa la seconda Repubblica che vi aspettavate?
Era un Paese commissariato quello che sognavate di governare?
 
Vi ricordo che dei governi collaborarono con l'Asse dando prova di "responsabilità" la Storia non ha serbato buona memoria.
 
Non è troppo tardi per venire da questa parte della barricata e dire basta all'ondata di antipolitica che ci sta condannando tutti. Quanto a me, Presidente Polverini, io, i miei basta, glieli dico subito. Sono gli stessi che dice Lei e che dice l’Assessore Cetica ma anche altri colleghi come Storace e Carducci.  Basta ai tagli ai bilanci pubblici. Ai trasporti, ai servizi, agli investimenti produttivi.

So che è un bilancio difficile ma la relazione dell’Assessore Cetica che condivido ha spiegato bene dove siamo partiti  e quali azioni di risanamento sono stati messi in atto. Collega Nieri, l’Assessore Cetica l’ha fatto con dovizia di particolari e senza polemica

Io voglio uno Stato che costi perché voglio una Stato che protegge i più deboli, che investa nell'economia, che finanzia a fondo perduto ricerche e scoperte. Voglio uno Stato che sia al fianco di ogni singolo con il valore aggiunto nato dalla somma di tutti gli altri cittadini .
 
Certo, voglio anche che si spenda meglio, con più attenzione, con più rigore. Meglio, però, non significa meno, ed è il contrario di niente. Sono perciò d’accordo con il collega Carducci per quanto riguarda i servizi, il sociale, i trasporti, le società regionali.

 
Il mio secondo basta lo dico a tutti quelli che continuano a parlare di privilegi da tagliare. E' fumo negli occhi. La politica va pagata il giusto. Altrimenti chi aveva un padre che faceva il sarto non avrebbe potuto essere in questa Aula.

Certo, senza malcostume, ma il giusto si, perché è importante e chi continua a puntare il dito sui "costi della politica" nasconde, inquina e  avvelena la verità irrefutabile che la politica serve e che difende i cittadini da quelli che guadagnano non ventimila euro al mese, ma ventimila Euro al minuto e vivono nelle loro torri a New York, a Londra, o a Hong Kong decidendo quanto prenderà un operaio di pensione minima, quanto costerà a voi il mutuo, quando e se la valuta e lo stipendio che avete preso fino al giorno prima varranno anche il giorno dopo.
 
 Non è ai vitalizi dei politici che vanno imputati i debiti dello Stato e non sono quelli che devono essere tagliati per primi, quanto invece quegli spread che i signori della finanza fanno danzare come scimmiette alla catena spostando migliaia di miliardi come si sposta un portacenere da una lato all'altro del tavolo.
 
A questo bisognerebbe pensare. Perlomeno anche a questo. Una regione che affronta la questione con serietà e senso di responsabilità - insieme a tutte le altre regioni italiane – e noi non ultimi facciamo quelli che gli altri hanno già deciso con l’accordo di  destra centro e sinistra

E lo dico - qui ormai senza più rabbia ma con la forza di chi è accusato di un'ingiustizia e sa che a commetterla è stato un altro - a tutti coloro che vanno cianciando di auto blu e non hanno mai visto né vedranno mai neppure in foto quelli chi gli hanno fregato anche la camicia.
 
Se poi valuterete questo e continuerete a preferire una società morale, bene, facciamola pure. Sobrietà per tutti.
 
Ma per tutti, allora! Tutti con la divisa di Mao, per intendersi.
Ma non due soldi ai politici, e 400mila Euro ad un comico come Benigni da parte della tv pubblica per un’ora di programma.

La legge deve essere uguale per tutti.
E non ditemi che da una parte ci sono i soldi della pubblicità e gli affari e dall'altro sono solo spese.
Io rifiuto la discriminazione pubblico-privato quando viene usata come giustificazione degli stipendi pantagruelici di televisione e pubblicità. Perché so che, comunque, alla fine, pagano sempre i cittadini, o con le tasse o al supermercato.
Comunque noi facciamo di più. Per chi è di palato raffinato voteremo un emendamento che consentirà a chi lo scriverà di rinunciare al vitalizio.
Sono certo che in questo consiglio tutti quelli che voteranno contro il vitalizio agli Assessori entro 30 giorni come previsto dalla “tanto criticata legge” vi rinunceranno

 
Che dire di più? Presidente Polverini, Assessore Cetica,  io concludo, dicendo che, più indietro di così, la politica non può andare. E' il momento di contrattaccare o soccombere. Io dico di combattere. Perché ci stanno attaccando da troppi anni. E, con noi, da troppi anni stanno attaccando i salari delle persone e i diritti dei pensionati, le speranze di futuro dei giovani e le prospettive dei lavoratori di mezza età. Io dico di combattere perché il Paese è nostro finché non rinunciamo a difenderlo, ma soprattutto perché la gente ha bisogno della politica, perché senza politica non ci sarà più nessuno rimasto a difenderlo.

 



di Antonio Paris il 20/12/2011 alle 17:44 Inserisci commento
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LAZIO E I SUOI RIFIUTI. IL PERCHE' DELLE NOSTRE SCELTE

Questa mattina, appena sveglio, mi sono preparato, come  molti, credo, in questa sala, il primo caffé della giornata. Nei sette minuti successivi Roma aveva prodotto 17 tonnellate e mezzo di spazzatura. Nello stesso lasso di tempo, alla mia tazzina di caffé corrispondeva l'equivalente, in peso, di venti automobilli. Un piccolo pargheggio, pieno di sacchetti neri, riempito nello spazio in cui si versa una moka. E' così ogni gorno, perché ogni giorno Roma produce 5mila tonnellate di spazzatura. 208 all'ora. 2,5 al minuto. E continuerà a farlo imperterrita. Ci  sono cose, nella nostra vita quotidiana, delle quali non ci rendiamo conto. Ogni giorno tonnellate di gas vengono bruciate nelle centrali, trasportate dalle superpetroliere, pompate nei condotti in fondo al mare. Che lo sappiamo o no, che serva o venga dispersa in calore, la tensione viene mantenuta costante grazie al consumo di questo gas. Ma il fatto che non ce ne rendiamo conto, non significa che il gas non venga bruciato, che non  generi guerre e dispute internazionali, che non entri nelle case e nelle nostre vite in mille modi, influenzando ora il valore della moneta che usiamo per pagarci un caffé al bar ora fornendo l'elettricità necessaria alle macchine che quello stesso caffé hanno impacchettato prima e trasformato in bevanda poi. Tutto questo succede indipendentemente da noi e l'unica cosa che possiamo fare è accettarlo e capirlo perché, oltre a un certo limite, ci è negata un'opzione fondamentale: quella di porvi freno. In questo stesso istante, migliaia di persone, qui a Roma, stanno stappando una lattina, schiacciando il bottone di un distributore o scartando un pacchetto di sigarette. Nello spazio del mio intervento innumerevoli bicchieri di plastica verrano gettati insieme a contenitori di tetrapak e pacchetti di biscotti. Prima che questo giorno abbia termine, tre milioni di romani avranno completato la loro giornata-tipo e 5 milioni di chili di rifiuti, dalle bottiglie del latte alle lavatrici comprate dieci anni fa, avranno preso la via di Malagrotta. Solo che Malagrotta non può più riceverli. Non può perché il sito è pieno, anzi, è già sovrastoccato. Ma anche se fosse mezzo vuoto non potrebbe essere più utilizzato perché è contaminato e contamina, e, come se questo non bastasse, il numero di impianti di trattamento meccanico biologico - i TMB - non bastano, lo stoccaggio non è a norma e l'Europa ha già aperto una procedura di infrazione. Dunque Malagrotta va chiusa. Non è una scelta. C'è una necessità disperata che venga chiusa. E' un obbligo civile, legale, morale. Ce lo impone la salute pubblica, la legge, l'Europa. Lo dice il semplice buon senso: non c'è più spazio. E mentre Malagrotta sta esplodendo, dove porteremo le cinquemila tonnellate di rifiuti che Roma continua e continuerà imperterrita quotidianamente ad accumulare?  Questo è il dato di realtà: i cancelli che si chiudono; i camion pieni di sacchi neri che da qualche parte devono andare. Non c'è pausa, non un giorno di sospensione. Cinque milioni di chili al giorno: li possiamo mettere in un sito che sta diventando un disastro ambientale, in strada come a Napoli, oppure in un sito che possa darci il tempo di ultimare la discarica di Pizzo del Prete che sostituirà Malagrotta. Ma una cosa bisogna accettare: non possiamo fermare Roma. Possiamo solo partire dalla realtà e gestirla al meglio. Così ha fatto la Polverini, che non è certo responsabile della situazione, ma ha, anzi, il merito di aver riconosciuto il problema e iniziato a risolverlo. Così sta facendo il  prefetto Giuseppe Pecoraro: la discarica di Malagrotta è finita. La sostituta sarà pronta tra tre anni. Ci servono dei siti temporanei per superare i trentasei mesi di intervallo. Pecoraro li ha trovati. Li ha trovati perché doveva trovarli, non perché voleva. E li ha scelti non a caso, ma dopo averne vagliati sette possibili.  Il che vuol dire che se Pecoraro - un prefetto della Repubblica, un uomo delle istituzioni - ha scelto Riano, è stato perché il territorio e il sito di Riano presentavano le caratteristiche migliori tra tutti gli altri. La prima casa sorge a cinquecento metri dal sito della discaricatemporanea . Nel giro di un chilometro ce ne sono non più di cento. Dall'altra parte, tre milioni di persone hanno bisogno di quella discarica. Tre milioni. E sorgerà lì perché lì si sono state individuate le condizioni migliori affinché l'impianto sia a norma e non nuoccia a chi gli abita intorno. E' certo che nessuno vorrebbe una discarica vicino a casa. Ma privare Roma dei siti di smaltimento di cui ha assoluto bisogno come lo ha un corpo umano dei reni, significa avvelenare un'intera metropoli. E' vero: cittadini di Riano non vanno discriminati. Ma neppure quelli dell'intera capitale. Di tutti bisogna riuscire a tutelare i diritti, la salute e l'interesse comune. Come? Rispettando le norme e obbedendo alla legge, come prima cosa. Usando buon senso e onestà, in secondo. Ma agendo, però. Perché Roma e il suo territorio vivono una grave emergenza e rimanere fermi equivale a peggiorarla, e di molto. Chi ci ha preceduto in Regione, ci aveva promesso la raccolta differenziata. Ci ha lasciato una discarica al collasso. Rimedieremo. Stiamo rimediando. Già ora la raccolta differenziata sta salendo: 22 per cento nel 2010, 24 alla fine di quest'anno. E salirà ancora. E' altrettanto vero che gli impianti per il trattamento meccanico biologico non sono sufficienti. Delle 5mila tonnellate di rfiuti giornalieri mille si ascrivono alla raccolta differenziata,  tremila vengono trattate e convertite in un migliaio di tonnellate combustibili, altre mille eccedono la nostra capacità odierna. Ci vuole tempo: per costruire nuovi impianti; per potenziare al meglio i termovalorizzatori; per incrementare la differenziata stessa. Del ritardo non abbiamo colpa. Ma abbiamo, però, il dovere di colmarlo. Accettando, però, che intanto Roma vada avanti. Non possiamo chiederle di smettere di produrre immondizie finché non saremo pronti a differenziarle tutte o raccoglierle al meglio. E ignorare il problema, avanzare obbiezioni capziose, pretendere soluzioni a costo zero che non danno fastidio a nessuno solo perché non cambiano nulla equivale semplicemente a guardare dall'altra parte mentre l'immondizia si accumula dove non dovrebbe. E' una condotta colpevole, perché non si può ignorare ciò che è davanti a noi. Il problema dei rifiuti esiste e, come primo passo, possiamo solo incanalarli nel posto più indicato,  gestendo al meglio il presente e costruendo, nel mentre, i capisaldi di un meccanismo migliore. E' come se stessimo affrontando un incendio in un bosco: prima si arginano le fiamme, poi si pulisce il sottobosco per evitare che l'incendio si ripeta. Possiamo e dobbiamo aspirare ad un futuro, meglio, ad un presente appena in là da venire, con più differenziata e meno rifiuti, ma si costruisce partendo dal presente, non ignorandolo. E' quello che sta facendo il prefetto Pecoraro. La discarica temporanea di Riano rimarrà in funzione trentasei mesi. Il tempo di attivare il sito definitivo di Pizzo del Prete. Poi verrà chiusa.  Esiste un paragone in chirurgia: quando si deve intervenire a "cuore aperto", la circolazione viene indirizzata ad un macchinario extracorporeo che garantisce l'irrorazione sanguigna dei tessuti. Un piccolo ruolo, in fondo, ma che permette al corpo di superare indenne l'operazione e tornare a vivere.  



di Antonio Paris il 9/11/2011 alle 10:50 Inserisci commento
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PIANO CASA, PARIS (MISTO): "PROBLEMA SONO VINCOLI PERSONALI GALAN"

Omniroma - Roma, 25 OTT - "C'è più di una verità da affrontare
riguardo al Piano Casa e alla decisione, sbagliata, da parte di Galan di
impugnarlo durante il Consiglio dei Ministri. La prima verità è che ogni
legge può essere migliorata e senz'altro anche il Piano Casa potrà
esserlo senza il bisogno di questo accanimento da parte di Galan. La verità
più importante è che questo Piano rappresenta una vera risorsa per
l'economia Laziale; sono certo che esso rilancerà, insieme agli altri
provvedimenti messi in campo dalla Polverini, la nostra Regione riportandola
ad essere punto di riferimento del Nostro Paese. Ma è l'ultima verità
quella che ci dovrebbe far riflettere. E cioè di come un Ministro del
Governo che ci rappresenta tutti attacchi sistematicamente Roma e il Lazio
senza motivo alcuno". Così in una nota Antonio Paris, capogruppo del Gruppo
Misto alla Regione.
"Battaglia iniziata con i tagli a fondi per il Festival del Cinema Roma ed
ora con questo attacco strumentale ad un provvedimento sacrosanto e di cui il
Lazio ha bisogno - aggiunge - C'è ancor più da stupirsi se analizziamo il
suo plurimandato da governatore di una Regione importante del nostro paese
come il Veneto. Evidentemente  al ministro Galan non è mai servito applicare
un  Piano Casa nella sua Regione, abituato come era a governarla a suo
piacimento. Del resto è noto a tutti che il Veneto è "roba sua", o
meglio, lui "è il Veneto" come profetizzava in un suo prezioso libro. E
nel Veneto le perplessità che lo fanno inveire contro il nostro Piano Casa
sembrano non averlo mai fermato. Visto, per esempio che il passante di
Mestre, tanto da lui voluto, si è intasato il giorno dopo essere stato
inaugurato. Ma forse a Galan proprio le case e gli interventi urbani non
piacciono. Preferisce i capannoni, altrimenti non si spiegherebbe
quest'improvvisa ostilità nei confronti dell'edilizia, lui che ha saputo
ricoprire il Veneto di cemento. Lui o, per meglio dire, la sua segretaria.
Perché è strano ma vale la pena di ricordare alcuni rumors di stampa che
hanno sottolineato come l'ex segretaria di Galan in Regione è divenuta, dopo
aver lasciato il suo posto in Regione, un manager guarda un po', proprio nel
settore dell'edilizia, con tanto di Finanziaria con sede a S.Marino e appalti
pubblici raccolti qua e là in Veneto. Ma forse Galan ha litigato con il
mondo di calce e mattoni dopo aver tanto sponsorizzato la costruzione
dell'immenso polo operatorio di Verona (tra i più grandi d'Europa. Opera
straordinaria di un Italia efficiente. Peccato che si siano dimenticati la
centrale di sterilizzazione un pò come costruire una casa senza il
lavandino...".
"Allora forse il problema, non sono tanto i vincoli paesaggistici, ma forse i
vincoli personali. Sarà per questo che da Verona a Vicenza non c'è rimasto
un tratto di campagna libero da capannoni abbandonati,mentre noi non possiamo
attrezzare neppure una pista da sci. Penso sia opportuno che un Ministro che
gestisce un patrimonio unico nel mondo invece che preoccuparsi del nostro
Piano Casa si dedichi in primo luogo a cose a lui più vicine. Come Ministro
dei Beni Culturali, infatti,  non è stato capace   neppure di puntellare le
mura di Pompei, fallendo, perciò, nel prevenire un nuovo crollo del
monumento nonostante quello precedente avesse mandato a casa il suo
predecessore. Non era difficile, in verità, individuare quale fosse il sito
sul quale intervenire.  Caro Galan, la tua polemica è fuori luogo e parte da
un pulpito non appropriato. Sono certo, infatti, e con me tutta la
maggioranza,pronta a tener duro su questo sacrosanto provvedimento,  che la
Corte Costituzionale, perché priva di preconcetti nei confronti di Roma e
del Lazio, saprà rendere giustizia alla nostra", conclude.



di Antonio Paris il 25/10/2011 alle 14:25 Inserisci commento
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Rifiuti: Risposte non proteste

In questi giorni di polemica sulle iniziative che la Polverini sta mettendo in campo per risolvere , finalmente , il problema di Malagrotta vi sottopongo il discorso che ho tenuto in aula consiliare

Si dice che Eisenhower, quando ordinò lo sbarco in Normandia, fosse tanto incerto sull'esito dello scontro, da stilare due comunicati stampa. In uno annunciava la vittoria. Nell'altro la sconfitta.

Tutt'ora viene ricordato: per il successo ottenuto, e per il coraggio di scegliere che l'avevo reso possibile.  Anche per il Lazio, anche per noi è venuto il momento di scegliere.  E se è vero che non sta a noi decidere delle sorti di una guerra o del futuro delle nazioni, pur tuttavia  dalle nostre decisioni scaturiranno effetti e conseguenze tali da influenzare la vita e la salute dei nostri concittadini.  

Per questo non abbiamo né meno dignità né meno responsabilità di tanti altri Grandi nella Storia.

Certo, scegliere è difficile. Perché scegliendo si cambia e cambiando si incontrano delle resistenze.

E' una legge della fisica prima che della politica. Ma è anche un impegno. Un impegno che chiunque sieda in quest'aula ha già preso e sottoscritto: l'impegno di rappresentare i cittadini governando il nostro territorio. Malagrotta doveva essere chiusa  anni fa.

E per  anni non si è fatto altro che prorogare. Ora le falde acquifere sono inquinate, il sito esausto al punto da minacciare un'emergenza rifiuti scome quella che ha colpito Napoli e l'Unione Europea è pronta a comminare multe su multe. Ora come cinque anni fa è ovvio che il sito vada chiuso. Ed è ovvio che non ne esiste uno alternativo pronto all'uso. E' questo il momento in cui chi sente la responsabilità morale della scelta - e dell'onestà - trova il coraggio e la determinazione di agire.

Perché è troppo facile scegliere tra  un bene e un male lampanti. E' troppo facile farlo quando non ci sono problemi e la buona riuscita è scontata. Quelle non sono scelte. Sono obblighi, o passatempi. Si sceglie soltanto quando si soffre un pò.

Io ho deciso di farlo. La Polverini ha deciso di farlo.  Dobbiamo  trovare dei siti temporanei per i rifiuti di Roma e dobbiamo trovarli in fretta.

Se c'è qualcuno che vuole tutto subito d'accordo, e vuole evitarsi la fatica dei conflitti, del confronto e delle spiegazioni che portano alle soluzioni condivise, allora la ricetta è semplice: non faccia nulla e continui a protestare dicendo: i nuovi siti non sono adatti.

Ma la verità che bisogna avere il coraggio di affrontare e ammettere è che non esistono siti adatti per una discarica. Nessuno vuole una discarica dietro al suo giardino e non esistono luoghi deserti e disabitati, completamente privi di storia, cultura o bellezze naturali nei quali poterne creare una a cuor leggero. Non nel Lazio, almeno. Non in Italia. Esistono, però, delle procedure indonee per stoccare e trattare i rifiuti tali da garantire che il territorio interessato non né riceva danno. Anzi, tali per cui i rifiuti possano essere convertirti in una risorsa e in una ricchezza per il luogo dove vengono immagazzinati e per la comunità tutta. Abbiamo imparato a consumare e, crisi permettendo, lo facciamo sempre più - del resto il tasso dei rifiuti continua ad aumentare - ma non abbiamo ancora appreso, Che che se ne dica, come smaltire in maniera sostenibile e riciclare quello che abbiamo consumato.

Io sono uno di quelli che vuole imparare. E vuole che quanto imparato sia messo in pratica. Diventi azione. Le parole non mi soddisfano più, come non mi soddisfano le discariche che stanno per esplodere e il rischio di vedere la munnezza invadere le strade. Per questo spero che gli sforzi del Prefetto Pecoraro vengano coronati da successo. Per questo apprezzo l'operato della Polverini, la prima, da diversi anni a questa parte, che abbia iniziato a guardare in faccia la realtà cercando delle soluzioni.

Io la sostengo in  questa ricerca.

Perché so che una soluzione per Malagrotta va trovata e non sarà lei a trovare noi.

Questo fa parte del mio impegno con i cittadini: scegliere; anche quando le scelte sono difficili, anche quando non si otterrà l'ideale ma solo il possibile, mettendo il buon senso, la tecnologia e le conoscenze al servizio del bene comune. Dobbiamo trovare due siti temporanei: chiunque sieda in quest'aula - e chi per cinque anni ha governato guardando altrove ancora di più - non ha solo il potere, ha il dovere di offrire delle soluzioni. Ad una  condizione. Che siano concrete.

Roma continuerà a produrre immondizia. Malagrotta non può ospitarne più. Questo è l'unico dato che non ammette proroghe.




di Antonio Paris il 19/10/2011 alle 18:23 Inserisci commento
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La Casa prima di tutto


di Antonio Paris il 8/8/2011 alle 15:26 Inserisci commento
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PIANO CASA, PARIS (MISTO): RESTITUISCE SPERANZA A FAMIGLIE E AD EDILIZIA

(OMNIROMA) Roma, 03 AGO - "Sono soddisfatto per l'approvazione del Piano
Casa che ridà speranza alle famiglie e che rilancerà il mercato del lavoro
di un comparto importante della nostra produzione privata come quello
dell'edilizia. Una legge, infatti, che rilancerà il settore immobiliare
abbracciando il comparto nella sua completezza e dando opportunità al grande
costruttore così come e soprattutto alle piccole e medie imprese che
lavorano nel settore. Ampliamento delle unità abitative esistenti, cambio di
destinazione d'uso per edifici inutilizzati o riqualificazione di immobili
dismessi, riqualificazione dei centri storici dei comuni attraverso
l'albergo diffuso con rilancio del turismo nelle zone che ci investiranno,
il tutto naturalmente sotto una vigile sorveglianza da parte della Regione.
Questi sono solo alcuni dei passi che la maggioranza che governa il Lazio
farà, grazie a questo piano, per iniziare un cammino verso la soluzione del
problema Casa sul nostro territorio". Così, in una nota, il capogruppo del
Gruppo Misto, Antonio Paris.



di Antonio Paris il 4/8/2011 alle 12:39 Inserisci commento
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Omniroma-MADE IN LAZIO, PARIS (MISTO):

Roma, 06 LUG - "Oggi diamo il via a un processo virtuoso che
coinvolgerà tutte le aziende della nostra Regione. L'istituzione del
Marchio made in Lazio garantirà la Tutela dei consumatori e la Trasparenza,
la crescita del Turismo e dell'agricoltura del nostro territorio. Il Lazio
vuole affacciarsi al mercato mondiale con il pregio di essere identificata
come una regione ricca di storia cultura e con una tradizione enogastronomica
seconda a nessuno. Presto quello che ora è un progetto che ci rende
orgogliosi riuscirà con i numeri a dirci quanto il nostro entusiasmo si
trasformerà in crescita economica". Così in una nota Antonio Paris,
Capogruppo del Gruppo Misto alla Regione Lazio.
red

061827 LUG 11



di Antonio Paris il 6/7/2011 alle 18:45 Inserisci commento
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Servizio Rai Due

Rai Due ha dedicato all'interno della Trasmissione "Quello che le Regioni" un servizio sulla mia proposta di legge sull'Amianto



di Antonio Paris il 21/6/2011 alle 14:55 Inserisci commento
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Intervento in Aula 09/06/2011

In aula giovedì 9/06/2011 si è discussa la mozione di sfiducia nei confronti della Polverini presentata dal centro sinistra. A seguire il mio intervento con il quale ho ribadito la mia fiducia ma ho cercato, comunque, di chiarire alcuni aspetti che devono essere perfezionati nell'attuale maggioranza che governa la nostra Regione:

Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghi, la ragione per la quale oggi siamo qua è perché una gran parte dell’opposizione  ha presentato una mozione di sfiducia e ci chiede di discuterla, insieme alla verifica della solidità della maggioranza, e per  accertare la disponibilità del centrodestra nel sostenere la Presidente della Giunta per l’intera legislatura.
Siamo stati immediatamente, e più volte negli interventi, accusati di aver proceduto in modo anomalo in questa discussione
Voglio dare subito un’assicurazione a quanti pensano che abbiamo seguito questa strada di correttezza, richiesta in  dall’articolo 43 dello Statuto, perché vi sarebbe una fantomatica divisione all’interno della maggioranza non in grado di presentare un proprio ordine del giorno.
Vedete, noi un ordine del giorno non solo ce l’abbiamo, ma l’abbiamo anche firmato tutti. Su questo ordine del giorno abbiamo convenuto tutti sulla solidarietà, sulla fiducia e anche sugli argomenti. Non lo abbiamo presentato per rispettare le procedure, al contrario di quello che ci avete in qualche modo imputato. Per  rispettare,  l’articolo 43 dello Statuto non abbiamo trovato nella norma alcuna possibilità di fare diversamente.
Voi avete presentato una mozione e correttamente noi abbiamo accettato di discuterla, nel rispetto della vostra volontà, quindi non vi fate illusione alcuna. All’interno della maggioranza vi è unitarietà di intenti.
La vostra mozione parte dal richiamare il comunicato della Presidente Polverini del 27 di maggio, amareggiata a causa del passaggio di alcuni consiglieri dalla lista civica al Pdl, esprimendo una serie di perplessità.
Il comunicato in questione va inquadrato alla luce delle tensioni determinate - lo hanno detto già altri colleghi - dalla difficile campagna elettorale che si è appena conclusa e che è risultata di fatto essere da toni impropri rispetto al rapporto, sin dall’inizio della legislatura, che si è creato tra maggioranza e Presidenza, un rapporto denso di confronti, ma unito e indissolubile nel percorso che si è deciso di intraprendere insieme, cioè quello di portare la Regione fuori da una situazione difficile e renderla tra le Regioni modello nel nostro Paese.
Nelle sue considerazioni, l’opposizione evidenzia come questa situazione, si dice nella mozione, stia mettendo a rischio la tenuta dell’ente Regione e le condizioni dei suoi cittadini.
Poi però sempre nella mozione si prosegue, usando un termine improprio di “sopravvivenza”, dichiarando che questa Giunta ha fatto approvare quelle leggi indispensabili per la sopravvivenza appunto dell’ente che, invece, nel capoverso prima, si dice a rischio di tenuta.
È una evidente e chiara contraddizione, perché l’una considerazione evidentemente esclude l’altra.
Vi è poi un’altra considerazione, sempre nella vostra mozione, allorquando si dice che la sanità del Lazio vive uno sbando senza precedenti. Avrei scritto “considerato che la sanità del Lazio viveva in uno sbando senza precedenti, a causa della mancanza di un piano di riordino ospedaliero adeguato e che quindi i cittadini hanno voluto cambiare rotta”.
Questo modo distorto di leggere la realtà dimostra quanto difficile sia ancora comprendere ed accettare quello che è successo un anno fa.
Cari colleghi, bisogna che tutti ce ne facciamo una ragione. Le elezioni regionali sono andate nel modo che tutti sapete. Le abbiamo vinte noi e le avete perse voi.
Per tornare alla mozione, vi dico che se oggi vi aspettate una risposta di fiducia questa risposta non sarà differente da quella già espressa alla luce delle dichiarazioni della Polverini.
Avete letto tutte le dichiarazioni: quelle della Presidente Polverini e quelle di vari altri rappresentanti della politica regionale.
Sempre il 27 maggio, subito dopo la dichiarazione della Polverini, vi è stata una dichiarazione del Capogruppo del Pdl Fiorito che dice: “La vicenda dell’adesione dei due nuovi consiglieri regionali al Pdl non può in alcun modo cambiare la linea e il ruolo del Pdl nella Regione Lazio, che è stato forza determinante per la conquista del Governo regionale e porterà avanti fino al termine il mandato elettorale insieme alla Presidente Polverini”.
 Se dalle dichiarazioni della Polverini voi deducete la necessità di presentare una mozione di sfiducia non capisco perché non abbiate immediatamente letto anche le dichiarazioni del rappresentante del Pdl che sicuramente vi avrebbero chiarito le idee e vi avrebbero dovuto far pensare immediatamente che quella mozione di sfiducia era chiaramente sproporzionata rispetto a quello che voi avreste voluto ottenere.
Ad una classe politica diligente e attenta sarebbero dovuto bastare questo per capire che l’incidente era chiuso. Voi invece avete voluto continuare a discutere su un qualcosa che nella sostanza è stato chiarito, ma per dare ulteriore conferma eccoci qua oggi per dirvi che esprimiamo, che stiamo esprimendo, che io esprimo personalmente la mia fiducia a questa Giunta e alla sua Presidente.
Diverso è il discorso che mi sento di dover fare alla coalizione che so essere salda in Regione, ma sono anche consapevole del fatto che i risultati elettorali delle recenti amministrative e la composizione degli schieramenti con cui si è affrontata la tornata elettorale hanno determinato del nostro elettorato di centrodestra confusione, sfociata in alcuni casi in sconfitte per questo schieramento.
L’esempio più eclatante non riguarda il nostro territorio, ma è sintomatico di come il partito guida di questa coalizione sia in difficoltà e confusione.
Mi riferisco ovviamente al risultato di Milano dove Pisapia, parlando di coppie di fatto, di eutanasia e di un sistema diverso per il sovvenzionamento delle scuole ha vinto anche grazie ai voti dei cattolici che evidentemente non hanno apprezzato il tram tram ancora da chiarire del famigerato “bunga bunga”. Errori di valutazione sono stati fatti nella formazione delle liste per un mancato coordinamento tra le varie anime del Pdl e dei suoi alleati.
Questo ha consentito alla sinistra di vincere in molti Comuni dove comunque ha avuto bisogno del supporto dei moderati che in una situazione di chiarezza e di presenza di alternative condivise avrebbe consentito al centrodestra di aggiudicarsi la vittoria in un maggior numero di Comuni.
Le elezioni amministrative dimostrano chiaramente che una fase nuova si aprirà e non perché il Pd chiede le dimissioni di Berlusconi o la sfiducia alla Polverini, ma perché tutti i partiti dovranno procedere ad un’analisi severa. Chi pensa che Berlusconi se ne deve andare perché ha perso le amministrative ultime si presta ad una risposta troppo semplice.
In tutti i Paesi del mondo si sono verificate elezioni di mezzo mandato e i leader hanno perso e non se ne sono andati: dalla Merkel a Obama, a Zapatero su tutti.
Ancora si potrebbe dire che a differenza di molti altri Paesi, dal 2008 Berlusconi su quattro elezioni ne ha vinte tre e ne ha persa una.
Ecco perché chi fa questo tipo di analisi, a mio avviso, non vuole partire con intenzioni serie.
 Il Pdl perde Milano e non conquista Napoli. Il Pd non conquista nulla, visto che Pisapia [audio incomprensibile] in parte e De Magistris è solo un populista. Non solo. Di Pietro, sapendo che De Magistris gestirà una realtà molto difficile, dalle soluzioni complicate, è costretto ad abbassare i toni e chiedere velatamente aiuto a Berlusconi. Il Pd aveva dodici consiglieri comunali a Napoli e adesso che dite di avere vinto ne avete eletti quattro. Nel Lazio, dove il Pdl, che alcuni descrivono come partito perdente, ha eletto sindaci di Comuni importanti, da Latina, a Marino, a Colleferro. Il Pd, laddove vince (vedi Pomezia e Ariccia), lo fa con l’aiuto determinante di una parte di moderati che non si sono riconosciuti in una dirigenza regionale priva di autorevolezza.
I segnali di Genzano: il Pd fuori dopo sessanta anni. I risultati di Sora e Terracina (fuori il Pd dal Consiglio comunale) dimostrano le difficoltà di tutti i partiti. Cassino elegge un sindaco dell’Italia dei Valori. Il Pd vince alcune sfide fuori da accordi con proprie componenti con l’aiuto determinante dell’Udc.
Tutto questo per dire che la confusione è grande e non appartiene solo al centrodestra. La riflessione da parte nostra sarà d’obbligo, una riflessione, però, seria e svincolata da logiche di fazioni.
Per questo, considerato questo scenario e alla luce dell’esperienza di questi mesi di governo in Regione, si evidenzia la necessità di un confronto tra la maggioranza per consolidare uno schieramento che ha bisogno di strutturarsi meglio sul territorio per riconquistare quell’elettorato perso in alcune realtà per mancanza di compattezza.
Allo stesso tempo, ritengo che la discontinuità con il passato che la Presidente Polverini rappresenta sia un importante risultato che questa coalizione deve mantenere, sapendo contemperare la novità con le giuste e legittime esigenze di tutti. Una Giunta, questa, guidata dalla Polverini che sta dando risposte importanti al territorio, nonostante un bilancio povero. Ed è evidente, ora che è superata una fase di estrema emergenza, che si debba aprire una collaborazione più stretta tra la Giunta, la Presidente e l’Aula.
Faccio parte di Assemblee elettive da circa trent’anni ricoprendo ruoli di governo, di maggioranza e di opposizione e posso dire che sempre vi è stata una dialettica tra Giunta e Consiglio. Una dialettica, però, che si risolve e si incanala dentro giusti binari se chi guida la coalizione si fa carico di comprendere le ragioni di tutti.
Sono certo che nel nostro caso la Presidente Polverini lo farà e tutti insieme potremo lavorare ed assolvere ai rispettivi differenti ruoli nel modo migliore.





di Antonio Paris il 15/6/2011 alle 23:16 Inserisci commento
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Biografia
Nome:
Antonio Paris

Data e Luogo di nascita:
12 Gennaio 1951, Capena, Roma

Antonio Paris è nato a Capena il 12 gennaio 1951.

Laureato in Pedagogia e Filosofia, giornalista pubblicista, è stato docente di Metodologia e Didattica presso l’Università degli studi di Roma nella Facoltà di Scienze dell’Educazione.

Presidente diocesano della Gioventù di Azione Cattolica, nel 1971 diviene segretario della sezione della Democrazia Cristiana di Capena.

In seguito diviene coordinatore del gruppo nazionale dei giovani DC “Nuove Cronache”, corrente del partito guidato da Amintore Fanfani, che nel 1979 lo nomina suo segretario particolare al Senato.

Inoltre ricopre il ruolo di Presidente di turno del Consiglio d’Europa – sezione giovani – con sede a Bruxelles e Strasburgo.

Dal 1982 al 1985 collabora con il vice presidente della Giunta Regionale e Assessore ai Lavori Pubblici del Lazio.

Consigliere provinciale di Roma per due consiliature dal 1985 al 1995. In questi anni è capogruppo DC in consiglio provinciale, poi presidente dell’Unione Regionale delle Province del Lazio.

Negli stessi anni è Sindaco di Capena e presidente della Commissione Nazionale Aree Metropolitane dell’Unione delle Province d’Italia.

In seguito ricopre il ruolo di Assessore al Lavoro e alla Formazione Professionale della Provincia di Roma, contribuendo alla trasformazione degli ex Uffici di Collocamento nei nuovi “Centri per l’Impiego”.

E’ attualmente responsabile dello staff dell’Assessore al Patrimonio, alla Casa ed alle grandi opere del Comune di Roma.

Membro dell'UNITALSI, partecipa a molti treni bianchi per il trasporto dei malati a Loreto e Lourdes.

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Carriera Politica

Nel 1971, all’età di vent’anni, si concretizza il primo impegno politico con l’elezione a segretario della sezione Democrazia Cristiana di Capena. Viene eletto dirigente organizzativo nazionale del Movimento Giovanile DC e riveste tale incarico fino a quando, nel 1979, il Presidente del Senato Amintore Fanfani lo nomina suo segretario particolare. Svolge questo lavoro per quattro anni presso il Senato della Repubblica.
Consigliere Provinciale di Roma per due consiliature consecutive: viene eletto per la prima volta nel Consiglio Provinciale di Roma nel 1985 e riveste l’incarico di capogruppo della DC; successivamente, nel 1990, viene nuovamente eletto al Consiglio Provinciale e riveste per 5 anni l’incarico di Presidente dell’Unione Regionale delle Province del Lazio. In questi anni si impegna concentrando la sua attività particolarmente nei settori: della viabilità, dell’agricoltura, dell’ambiente, del personale dipendente dalle Pubbliche Amministrazioni, della cultura. Dal 1980 al 2008 è stato inoltre Consigliere Comunale del Comune di Capena, rivestendo gli incarichi di: Sindaco del Comune di Capena, Assessore del Personale, Presidente del Consiglio Comunale di Capena.

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'Il padre' San Pio da Pietrelcina
P. Marcellino lasenzaniro
Il Giorno della Civetta
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